Fondazione Argentina Altobelli

Placido Rizzotto e “Una strage ignorata” all’istituto “E.Morselli”

19/05/2017    •    Gela (CL)

Molti studenti non conoscevano affatto la storia di Placido Rizzotto, giovane contadino-partigiano che ha combattuto e donato la sua vita, prima per liberare l’Italia dal nazi-fascismo e poi Corleone e la Sicilia dalla mafia. Ancor meno sapevano che, come Rizzotto, altre persone coraggiose, negli stessi anni, tra il 1944 e il 1948, sono state uccise dalla mafia perché, alla testa di un grande movimento di contadini, lottavano per ottenere, in nome della legge, la terra da coltivare e un lavoro per sfamare le famiglie. L’incontro con gli studenti dell’Istituto tecnico “Emanuele Morselli” di Gela, svoltosi il 19 maggio, è stato un successo. Grande attenzione e partecipazione, sia durante la visione del Film “Placido Rizzotto” di Pasquale Scimeca, che per la presentazione del libro “Una strage ignorata”, edito dalla Fondazione Argentina Altobelli, illustrato da Dino Paternostro, giornalista e co-autore del libro e da Fabrizio De Pascale, coordinatore editoriale dell’opera. Un incontro reso possibile grazie alla disponibilità della Dirigente scolastica dell’Istituto Morselli, Serafina Ciotta e al forte spirito di iniziativa della professoressa Marzia Marù, docente presso lo stesso istituto. Particolarmente apprezzato l’intervento del segretario regionale della Uila Sicilia Nino Marino, che ha spiegato come lo sfruttamento delle persone e la negazione dei diritti del lavoro sia un fenomeno ancora fortemente presente che occorre combattere e sconfiggere con la stessa determinazione di 70 anni fa. E che, in questa lotta, il sindacato rappresenta uno strumento importante per tutti i lavoratori, con la sua azione quotidiana a difesa e a sostegno delle persone. Diversi sono stati gli interventi degli studenti che, oltre ad esprimere stupore per fatti a loro ignoti, hanno espresso, in alcuni casi, un certo pessimismo rispetto alle vicende narrate. Rispondendo a queste sollecitazioni, Dino Paternostro ha esortato gli studenti a riflettere sul fatto che questa storia, questa “strage” di tanti sindacalisti assassinati dalla mafia che pur sembrerebbe una storia di sconfitti, è invece la storia di chi ha vinto, liberando la Sicilia dai soprusi e dalle angherie del padronato agrario. “Oggi non c’è più il latifondo e i siciliani hanno capito che i sindacalisti e i braccianti caduti sono degli eroi” ha detto Paternostro. “E anche due grandi magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non avrebbero potuto ottenere gli importanti risultanti ottenuti nella lotta contro la mafia se non ci fossero stati il movimento contadino e Pio La Torre, artefice di quella legge che ha previsto lo specifico reato di associazione mafiosa e la possibilità di sequestrare e confiscare i beni illeciti dei mafiosi”.

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